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cittàinattesa

A few days ago, visiting the new studio made available by duepuntilab and Spazio Lavi!, We have witnessed the inauguration of the photo exhibition cittàinattesa artist Giovanni Hänninen.

The theme of the event is definitely present: in a time like ours where the watchwords are land use and re-use, they can not hit the photographs Hänninen focused on Milan and all its abandoned spaces, waiting for a future new and unexpected, uncomfortable, inatessi by the city itself. As the author says in his own description of the work, “are forgotten pieces of Milan” spaces where you don’t care anymore, concrete cathedrals quietly abandoned that dot the area. These spaces are abandoned or never made infrastructure , old schools, abandoned factories: by taking the line Milan-S.Cristoforo Seregno through the former railway station of Porta Romana, or the Tower Galfa occupied for 10 days from the collective Macao but today returned to its sad state, or the Slaughterhouse of Viale Molise, where, again, Macao has intervened, being able, this time, in its aim, and retraining the Art Nouveau building.

Qualche giorno fa, visitando il nuovo atelier messo adisposizione da duepuntilab e Spazio Lavi!, abbiamo assistito all’inaugurazione della mostra fotografica cittàinattesa dell’artista Giovanni Hänninen.

Il tema dell’evento è decisamente attuale: in un momento come il nostro dove le parole d’ordine sono consumo di suolo  e riuso, non possono non colpire le fotografie di Hänninen incentrate su Milano e tutti i suoi spazi abbandonati, in attesa di un nuovo futuro ed imprevisti, scomodi, inatessi dalla città stessa. Come dice l’autore nella sua personale descrizione al lavoro, “sono pezzi di Milano dimenticati”, spazi di cui non ci si cura più, cattedrali di cemento abbandonate che costellano silenziosamente il territorio. Sono infrastrutture abbandonate o mai realizzate,vecchie scuole, industrie dismesse: prendendo la linea Milano S.Cristoforo-Seregno si attraversa l’ex scalo ferroviario di Porta Romana, oppure la Torre Galfa occupata per 10 giorni dal collettivo Macao ma oggi tornata al suo triste stato, oancora il Macello di Viale Molise, dove, anche qui, Macao è interventuo, riuscendo, questa volta, nel suo intendo, e riqualificando la palazzina liberty.

As Giovanna Calvenzi said during the roundtable, Milan is a city that has always put aside his past to use to change. If it’s true that this is one of its charms, it is equally true that these rapid processes led to the abandonment of a multitude of spaces, public and not, helping to raise the number of brownfield sites throughout the country (remember that in Italy are estimated to be more than 2 million of abandoned buildings, which become 3.5 in Spain and one in England).

Come ha detto Giovanna Calvenzi durante la tavola rotonda, Milano è una città che ha sempre messo da parte il suo passato per ricorrere al cambiamento. Se è vero che questo costituisce uno dei suoi fascini, è altrettanto vero che questi rapidi processi hanno portato all’abbandono di una moltitudine di spazi, pubblici e non, contribuendo ad innalzare il numero di aree dismesse presenti sul territorio nazionale (ricordiamoci che in Italia si stimano esserci più di 2 milioni di edifici abbandonati, che diventano 3,5 in Spagna ed 1 in Inghilterra).

Maybe it was the sleek atmosphere or  super white walls, but the new space in Via Solferino it seemed like the ideal location to host the photographs of Hänninen. They are quiet, soft colored, sometimes detached but also evoking an impressive reality, they emerge from the background catching the eye of the beholder. Hänninen portrays the subject by moving the point of view, rises from the road and “beyond the fence” to look for those hidden places. His picture reminds us of the documentary photography of the 30s by the American Walker Evans, denouncing the surrounding reality but at the same time leaves the viewer with a free interpretation of the subject. So, then, we imagine what they could contain, or those who can live spontaneously or be enchanted by the melancholy of these heavy skeletons.

Sarà stata l’atmosfera patinata o le pareti bianchissime, ma il nuovo spazio di via Solferino ci è sembrata la location ideale per accogliere le fotografie di Hänninen. Silenziose, dai colori tenui, a volte distaccate ma di una realtà impressionante, emergono dallo sfondo catturando lo sguardo di chi le osserva. Hänninen ritrae i soggetti spostando il punto di vista, si innalza rispetto alla strada ed “oltrepassa la siepe” per cercare quei luoghi nascosti. La sua fotografia ci ricorda la fotografia documentaristica degli anni ’30 dello statunitense Walker Evans, che denuncia la realtà circostante ma allo stesso tempo lascia allo spettatore una libera interpretazione dei soggetti. E così, allora, ci immaginiamo cosa possano contenere, o chi li possa abitare spontaneamente oppure rimaniamo incantati dalla malinconia di questi pesanti scheletri. 

But we can not let their charm takes over: the represented spaces are waiting for ideas and a new life, we are all responsible for their future. In particular, today, we find ourselves helpless in front of city invaded by concrete, where the use of land has been taken over by invading agricultural areas, the primary source of supply for the community. These areas are places of the city that we can not go unnoticed, they have to be enhancement  not only to find the traditions and save the land but also because, as Pippo Ciorra during the discussion cynically said, they can be a source of income for municipalities , and not as dead objects continue to weigh on the financial statements of citizenship.

So what to do? In Emilia Romagna, we do not see a great deal of attention to these issues yet … but something is happening: after the green social festival in last May and a few conference organized by the institutions, we see two interesting projects of a brownfield sites’ mapping across the country, impossible living and spazi indecisi. For sure it’s just the beginning, we hope that this ferment may lead to a greater awareness on the part of the city and to start a debate with the institutions to come up with something concrete.

Ma non possiamo lasciare che il loro fascino prenda il sopravvento: gli spazi rappresentati sono in attesa di idee e diuna nuova vita, siamo tutti responsabili del loro futuro. In particolare oggi, ci ritroviamo inermi davanti a città invase dal cemento, dove il consumo di suolo ha ormai preso il sopravvento,  invadendo le aree agricole, fonte primaria di approvvigionamento per la comunità. Sono zone della città che non possono più passare inosservate, devono essere valorizzate non soltanto per ritrovare le tradizioni e salvare il territorio ma anche perché, come ha detto un po’ cinicamente Pippo Ciorra durante la discussione, possono essere una fonte di guadagno per i comuni, e non continuare a pesare come oggetti morti sul bilancio della cittadinanza. 

Cosa fare allora? In Emilia Romagna non vediamo ancora una grande attenzione per queste tematiche…ma qualcosa si sta muovendo: dopo il green social festival dello scorso maggio e qualche conferenza promossa dalle istituzioni, vediamo due progetti di mappatura di aree dismesse su tutto il territorio nazionale, impossibile living e spazi indecisi. Di  sicuro è solo l’inizio, ci auguriamo che questo fermento possa portare ad una maggior sensibilizzazione da parte della città e possa iniziare un dibattito con le istituzioni per arrivare a qualcosa di concreto. 

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