Background

agropoli?

Periurban as a resource

Periurbano come risorsa

In the project to re-estabilish the relationship between town and country plays a vital role the filter space between these two realities: the suburban in fact, although it is often defined as a residual space, marginal, weak, has potentialities to be reckoned with. It is a territory active and dynamic in its own marginality, in which to set a renewal through pioneering and experimentation actions. It is from these areas that the city can innovate and offer new prospects for development. In suburban in fact, inhabited by a citizen of two, are increasingly focusing on urban services and new central devices, but can also develop forms of creative agriculture, innovative activities, practiced by both the new residents that the old farmers who do not reject the city, but rather incorporate the advantages of proximity to the latter can offer.

Nel progetto diricucitura del rapporto tra campagna e città gioca quindi un ruolo fondamentale lo spazio di filtro tra queste due realtà: il periurbano infatti, nonostante venga definito molto spesso come spazio residuale, marginale, debole, presenta potenzialità da non sottovalutare. Si tratta di un territorio attivo e dinamico proprio nella sua marginalità, in cui poter impostare un rinnovamento attraverso azioni pioneristiche e di sperimentazione. È proprio a partire da questi spazi che la città può rinnovarsi e offrire nuove prospettive di sviluppo. Nel periurbano difatti, abitato da un cittadino su due, si concentrano sempre più servizi urbani e nuove centralità periferiche, ma si possono anche sviluppare forme di agricoltura creativa, attività innovative, praticate sia da i nuovi cittadini residenti che da i vecchi agricoltori, i quali non rifiutano la città ma, piuttosto, recepiscono i vantaggi che la prossimità a quest’ultima può offrire.

The landscape of filter should not be an alternative to the crisis of the city, but it is offered as fertile territory for the production of food and, above all, of sociality. Here it often preserves strong natural characters which take strategic value because of their proximity to the built fabric of the town center. On one hand, the proximity to the country can be seen as a tool to take care of the agricultural lands on the edge of the city, which are threatened with extinction; on the other hand, the proximity to the city, can be the determining factor for the development of new local economies and new social relations, potential for the rethinking of public space, often lacking in terms of quality, or even absent, in our suburbs. So these  places can protect agricultural areas from the threat of overbuilding, fulfill the need of nature and spaces for citizens’ leisure, create new social relations and a new sense of community among residents.

Tale paesaggio di filtro non deve quindi porsi come alternativa alla crisi dellacittà, ma offrirsi come territorio fertile sia per la produzione di cibo sia per l’importante produzione di socialità. Qui si conservano spesso caratteri di forte naturalità che assumono valore strategico proprio per la loro vicinanza ai tessuti edificati del nucleo urbano. Da una parte la vicinanza alla campagna può essere vista come strumento per prendersi cura degli spazi agricoli, ai margini dell’edificato, che rischiano l’estinzione; dall’altra, la prossimità alla città, può essere il fattore determinante per lo sviluppo di nuove economie locali e di nuovi rapporti sociali, potenziali anche per il ripensamento dello spazio pubblico, spesso carente in termini di qualità, o addirittura assente, nelle nostre periferie. Tali luoghi possono così proteggere le aree agricole dalla minaccia di cementificazione, assolvere al bisogno di natura e di spazi per il tempo libero dei cittadini, generare nuovi rapporti sociali costituendo un nuovo senso di comunità tra gli abitanti.

Donadieu introduces the term “landscape company,” meaning «a company that today, but also in the past, has built, consciously or unconsciously relations with the region in which it lived, physical, symbolic, ecological relations, which today refounded in new ideas to make communities less defined because they are more unstable both the territories and those companies»10. Today this new society «expresses the need to reconstruct an image of beauty placed within and beyond an urban and industrial culture»11. «The landscape company for Donadieu is a company mainly urban, bringing with them the values ​​of the community built into a consolidated condition to do community and to live together in a recognizable space adapted to the new daily practices, new temporality that require spatial and innovative relationships able to shape social patterns more complex»12.

Donadieu introduce il termine “società paesaggista”, per definire «una società che oggi, ma anche nel passato, ha costruito, consapevolmente o inconsapevolmente relazioni con il territorio in cui viveva, relazioni fisiche, simboliche, ecologiche, che oggi vanno rifondate dentro nuove idee di fare comunità, meno definite poiché sono più instabili sia i territori che le società stesse»10. Oggi questa nuova società «esprime il bisogno di ricostruire un’immagine di bellezza posta dentro e oltre una cultura urbana e industriale»11.«La società paesaggista per Donadieu è una società soprattutto urbana, che porta con sé i valori della collettività costruiti dentro una condizione consolidata del fare comunità e del vivere insieme in uno spazio riconoscibile, adeguato alle nuove pratiche quotidiane, alle nuove temporalità che richiedono relazioni spaziali innovative in grado di dar forma a modelli sociali più complessi»12.

It is in these areas at the edge that, according to the French landscape, you can develop, through the action of the landscape company, the so-called “peri-urban agriculture.” He sees in it an instrument of management and conservation of land, a tool of preventing natural and man-made degradation, the historical memory of the traditions, customs and values ​​that permeate the culture of each geographical area. It infiltrates in the urban fringes as an open space alternative to the full.

È in questi territori al limite che, secondo il paesaggista francese, si può sviluppare, attraverso l’azione di tale società, la cosiddetta “agricoltura periurbana”. Egli vede in quest’ultima uno strumento di gestione e conservazione del territorio, un mezzo di prevenzione del degrado naturale e antropico, la memoria storica delle tradizioni, degli usi e dei valori che permeano la cultura di ogni singolo ambito territoriale. Essa si infiltra nelle frange urbane come uno spazio aperto alternativo al pieno.

Peri(urban) agriculture

Agricoltura (peri)urbana

It is in this sense and in these spaces that you can build the link between city and territory: the peri-urban agriculture in its multifunctional character can supply the city of services for the community, where you can meet new landscape company. So it is produced a territory with its own reproductive autonomy, whose goods and services have in the city an outlet.

Today, our society expresses, towards the agricultural space, new questions: not only the production of safe and healthy food, but also the preservation of the environment and biodiversity, the mitigation of environmental problems, the water safety, the offer of recreative spaces, the conservation of cultural heritage.

The urban and suburban agriculture should not be seen then as a passenger remedy to the crisis, but as concrete practices to think about more sustainable ways of living in the city and food systems that consider the specificity of places and the different needs expressed by the urban life styles.

This new agriculture uses old and new knowledge of nature, gets old cultivation techniques, experiments new forms of cohabitation and fertility of communal relationships. Although they remain in the city, or because of it, it would produce neighborhood valuing certain material practices dealing with the production of locality.

As of today there are many experiences in this field, which we divided into three different strands. The first is the one that contains the so-called initiatives coming “from below”, projects of peri-urban agriculture developed by the communities themselves as local markets of producers, social farms, school gardens. The second line instead includes all those projects promoted by public authorities, the so called initiatives “from above” such as agricultural and urban parks. Finally, the third group includes projects of architects, landscape architects, planners, engineers who are developing new practices for sustainable construction in the city: roofs and green walls, vertical farms, etc..

È in questo senso e in questi spazi che si può costruire il legame tra città e territorio: l’agricoltura periurbana nel suo carattere multifunzionale può rifornire la città di servizi per la collettività, dove la nuova società paesaggista si può incontrare. Si produce così un territorio con una propria autonomia riproduttiva, i cui beni e servizi trovano nella città un mercato di sbocco.

Oggi, la nostra società esprime, nei confronti dello spazio agricolo, nuove domande: non solo la produzione di derrate alimentari sane e sicure, ma anche la conservazione dell’ambiente e della biodiversità, la mitigazione dei problemi ambientali, la sicurezza idraulica, l’offerta di spazi per il tempo libero, la conservazione del patrimonio culturale.

L’agricoltura urbana e periurbana non devono essere viste quindi come un rimedio passeggero della crisi, ma come pratiche concrete per pensare a modi più sostenibili di vivere la città e a sistemi alimentari che considerino meglio le specificità dei luoghi e le esigenze differenziate espressedagli stili di vita urbani.

Questa nuova agricoltura si avvale di vecchi e nuovi saperi della natura, recupera vecchie tecniche di coltivazione, sperimenta nuove forme di convivenza e fertilità dei rapporti comunitari. Pur permanendo in città, o proprio per questo, vorrebbe produrre vicinato valorizzando certe pratiche materiali affrontando la produzione di località.

Ad oggi sono presenti numerose esperienze in questo settore, che abbiamo suddiviso in tre differenti filoni. Il primo è quello che racchiude le cosiddette iniziative che provengono “dal basso”, ovvero i progetti di agricoltura urbana e periurbana sviluppati dalle stesse comunità locali come i mercati dei produttori, le fattorie sociali, gli orti scolastici. Il secondo filone invece comprende tutti quei progetti incentivati dagli enti pubblici, ovvero le cosiddette iniziative “dall’alto” come per esempio i parchi agricoli e urbani. Infine il terzo gruppo riguarda progetti di architetti, paesaggisti, urbanisti, ingegneri che stanno definendo nuove pratiche di costruzione sostenibile della città: tetti e pareti verdi, fattorie verticali, ecc.

News local economies

Nuove economie locali

All experiences of peri-urban agriculture that are being developed in various parts of the world are part of a global movement to reaction to industrialization of food and uniformity of tastes caused by globalization. The reaction to the food industry stems from the need to reconcile the good in sense of taste with the good, that is the health. Against the environmental problems caused by large retailers peri-urban agriculture promotes the goal of short chain, Food zero kilometer, and promotes food communities that seek to achieve the production and consumption in the area as small as possible, with tendential zeroing of the costs of transport and distribution.

With the term “chain” means the commercial path of a product from production to consumption. The “short chain”, technically defined as “short circuit to market,” it occurs when you delete the highest number of commercial intermediaries. There are several means by which this develops but all are focused on the philosophy of direct sales. This creates a space in which the elements of value related to food, taste, origin, nutritional values but also the same price can be defined and managed in a more immediate way by the two parties involved. The direct exchange of food that occurs within social networks then takes the forms of local markets zero kilometer, networks of shops run by producers and consumers, purchasing groups, and other more sophisticated forms of collective organization.

Tutte le esperienze di agricoltura urbana e periurbana che si stanno sviluppando invarie parti del mondo fanno parte di un movimento globale di reazione all’industrializzazione del cibo e all’uniformità dei gusti causata dalla globalizzazione. La reazione all’industria alimentare nasce dal bisogno di conciliare il buono in senso gustativo con il bene, cioè con la salute. Contro i problemi ambientali causati dalla grande distribuzione l’agricoltura periurbana promuove l’obiettivo della filiera corta, dell’alimentazione a chilometro zero, e favorisce le comunità del cibo che cercano di realizzare la produzione e il consumo nell’area più ridotta possibile, con tendenziale azzeramento dei costi di trasporto e distribuzione.

Con il termine “filiera” si intende il percorso commerciale di un bene dalla produzione al consumo. La “filiera corta”,  tecnicamente definita come  “circuito breve di commercializzazione”,  si realizza quando viene eliminato il maggior numero di intermediari commerciali. Diversi sono gli strumenti con i quali questa si sviluppa ma tutti sono incentrati sulla filosofia della vendita diretta. Quest’ultima crea uno spazio in cui gli elementi di valore legati al cibo, al gusto, l’origine, le qualità nutritive ma anche lo stesso prezzo possono essere definiti e gestiti in modo più immediato dalle due parti in gioco. Lo scambio diretto di prodotti alimentari che avviene all’interno di reti sociali assume allora, le forme dei mercati locali a chilometro zero, delle reti dei negozi gestiti dai produttori e dai consumatori, dei Gruppi d’Acquisto Solidale, e da altre forme più sofisticate di organizzazione collettiva.

The social relations that arise from the production and exchange of food generate mechanisms that are capable of self support and are sometimes even able to improve the living conditions in many of the contexts of marginality that have been created or greatly accelerated by the first modernity and then by globalization. The role of the inhabitant in this context becomes that of co-producer and through these relationships of organized solidarity it is respecting the territory.

Moreover, in recent years it has rediscovered an ancient way of shopping: it is increased the importance of the so-called “farmers’ markets” in which farmers and ranchers, avoiding the links of the great distribution, offer their products directly to consumers. At the same time also the catering welcomed and exploited the opportunities offered by the markets of the territory: in fact the so-called “restaurants per kilometer zero” are constantly increasing, where dishes are cooked according to tradition and whose ingredients are carefully sourced locally.

I rapporti sociali che nascono dalla produzione e dallo scambio di cibo generano meccanismi che sono in grado di auto sostenersi e, talvolta, sono perfino capaci di migliorare le condizioni di vita in molti di quei contesti di marginalità che sono stati creati o fortemente accelerati prima dalla modernità e poi dalla globalizzazione. Il ruolo dell’abitante in quest’ottica diviene quella di co-produttore e tramite questi rapporti di solidarietà organizzata si valorizza il territorio.

Inoltre, negli ultimi anni si è riscoperto un antico modo di fare la spesa: è cresciuta l’importanza dei cosiddetti “mercati contadini” (in America definiti con il termine “farmer markets”) nei quali agricoltori ed allevatori, evitando le maglie della grande distribuzione, offrono i loro prodotti direttamente al consumatore. Parallelamente anche il mondo della ristorazione ha accolto e sfruttato le opportunità offerte dai mercati del territorio: sono infatti in costante aumento i cosiddetti “ristoranti a chilometro zero”, nei quali vengono serviti piatti cucinati secondo la tradizione e i cui ingredienti sono rigorosamente di provenienza locale.

10 – Mariavaleria Mininni, Abitare il territorio e costruire i paesaggi, prefazione alla edizione italiana del testo di Pierre Donadieu, Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città, Roma, Donzelli Editore, 2006, p. XI

11 – Mariavaleria Mininni, Abitare il territorio e costruire i paesaggi, prefazione alla edizione italiana del testo di Pierre Donadieu, Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città, Roma, Donzelli Editore, 2006, pp. XI-XII

12 – Mariavaleria Mininni, Abitare il territorio e costruire i paesaggi, prefazione alla edizione italiana del testo di Pierre Donadieu, Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città, Roma, Donzelli Editore, 2006,p. XII

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